“Cetacea”: gli ultimi segreti delle balene di Brumana mentre domenica 25 chiude la mostra


L’artista svela i ricordi affettivi legati ai materiali usati per le sculture esposte al Paleontologico

Ultimi giorni per la mostra di Sergio Brumana “Cetacea” che domenica 25 giugno chiuderà al Museo Paleontologico.

Molti le visite e i giudizi positivi, tanto da indurre il Parco Paleontologico Astigiano a prorogare di un mese l’esposizione, inaugurata il 7 aprile: l’atlante immaginario di balene e altri animali che l’artista ha voluto proporre, con una buona dose di creatività e ironia, ha colpito nel segno.

E intanto, nel breve scampolo di tempo che ancora resta per scoprire la sua arte, Brumana svela gli ultimi segreti dei propri lavori: piccoli oggetti, assemblati ai molti materiali usati, che rappresentano per lui preziosi indizi affettivi.

Quei centimetri che compongono “Smisurata balena gialla”, per esempio, sono gli stessi che lo scultore ha recuperato dalle vecchie macchine da cucire delle nonne, chiamate entrambe Giuseppina: le attrezzature, dopo essere state a lungo conservate in solaio, hanno conquistato il laboratorio del nipote. Un’altra traccia di famiglia si ritrova nel “Pesce femmina di profondità”: a formare la pancia del civettuolo e sinuoso cetaceo c’è un listello di larice d’America che proviene dal bar San Carlo gestito nel Novecento dal nonno Ettore (Pinin) Broccardo: in origine faceva parte dei riquadri lignei alle pareti. Né si possono ignorare i bottoni, che l’artista utilizza con generosità per dare occhi ai suoi singolari animali, nati dal sapiente riuso degli oggetti: provengono dal negozio dei Brumana aperto dal nonno Angelo Giovanni detto Davide (chissà perché).

Sono invece rimasugli fermi sulle scrivanie dei figli Francesco Ulisse e Carolina le tante matite colorate che vivacizzano “Arco Balena”, mentre la grande scatola di tonno all’olio d’oliva Ispica, che funge da piedistallo per “Tonn sur Tonn”, è un ricordo della borgata disabitata Campofei di Castelmagno, paese in cui l’obiettore di coscienza Brumana negli anni Ottanta prestò servizio, portando pesanti sacchi di sale in spalla, lungo una mulattiera, fino agli alpeggi a 2400 metri di altitudine.

Con gli oggetti riabitati grazie alla sua straordinaria inventiva, salvati dalla discarica e dalla dimenticanza, Brumana racconta storie che potrebbero finire nei libri, ma che attraverso le sue opere – balene che riconducono all’affascinante visione del Mare Padano – mantengono la vividezza dei ricordi che contano e l’ostinata resistenza alla vita.

Ultimi giorni per scoprire tutto ciò: oggi dalle 10 alle 16, sabato e domenica 10-13/16-19 (venerdì chiuso).

Nella foto: Brumana e “Tonn sur Tonn”

Asti, 22 giugno 2017

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